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Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
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L’amministrazione di Nardodipace, guidata dal sindaco Antonio Demasi, dichiara il proprio comune «ostaggio della malasanità » di seguito alla registrazione di un focolaio di Coronavirus sul proprio territorio. «Era il lontano 6 novembre – si legge in una nota del vicesindaco Samuele Maiolo – quando una dipendente informava il sindaco, gli amministratori e i colleghi di aver contratto il virus. Da quel momento partiva la corsa contro il tempo per cercare di circoscrivere e contenere il più possibile il contagio».
Secondo quanto si legge nella nota, gli amministratori hanno provveduto ad avvisare gli organi preposti operandosi anche per tracciare i contatti, chiudere la sede municipale e le scuole per procedere alla sanificazione.
«Purtroppo – sono le parole di Maiolo – i tamponi dell’Asp tardavano ad arrivare, per cui gli amministratori, i colleghi e i familiari correvano ai ripari: facendo i tamponi in strutture private dalle quali arrivavano ulteriori esiti positivi. Il 17 novembre, dopo 12 giorni di solleciti e grida di allarme, è arrivato il personale sanitario per fare i tamponi. il 18 un’altra ragazza ha avvertito i sintomi risultando da lì a breve positiva al test rapido. I sanitari, in tale circostanza, non sono più venuti sul posto, poiché nel frattempo era stato soppresso il servizio drive-in e altri 8 tamponi sono stati quindi eseguiti a Vibo Valentia».
Il vicesindaco punta dunque il dito contro la gestione del tracciamento nel comune di Nardodipace. Secondo quanto dichiarato, due coniugi di Nardodipace, durante i primi giorni del contagio «hanno condotto un parente con sintomatologia da Covid-19 a fare il test rapido che purtroppo ha dato esito positivo e al tampone successivo dell’Asp sarebbero risultati positivi anche i due coniugi».
«Intanto Mario muore all’età di 57 anni – ha detto ancora Maiolo – terrorizzato dal pensiero di aver contratto il virus, ma l’esito del suo tampone negativo arriva all’indomani della sua morte; Mario muore a causa di un arresto cardiaco e in altri tempi, forse, la sua storia avrebbe avuto un’altra fine».
Ad oggi, dopo 17 giorni il bilancio è di 20 positivi, 26 negativi e 30 in attesa dell’esito ufficiale. «Alle 20 persone risultate positive – ha continuato il vicesindaco – l’Asp non ha effettuato nessuna chiamata per accertarsi del loro stato di salute, solo i volontari della Protezione Civile hanno dato un aiuto a chi ne ha avuto bisogno».
Nel frattempo sia la sede municipale, sia le scuole che la caserma dei Carabinieri continuano a rimanere chiuse.
«Se nei prossimi giorni non arriveranno gli esiti degli ultimi tamponi – ha dichiarato infine Maiolo – l’amministrazione comunale sarà costretta a mantenere chiusa la sede municipale e cosa ancora più grave a trattenere in isolamento 30 cittadini. Da qui un appello ai vari livelli istituzionali (sanitari, civili e militari) per intervenire e non lasciarci da soli a combattere contro un virus che miete vittime tutti i giorni in ogni parte del mondo. Bisogna riattivare il servizio "drive-in" per evitare ulteriori contagi, perché andare da Nardodipace a Vibo Valentia nella stessa auto con una persona positiva significa condannare tutti i passeggeri al contagio del virus. Vi esortiamo a potenziare la Medicina di base, attrezzando i medici e dandogli la possibilità di entrare nelle case e visitare i propri pazienti per accertarsi del loro stato di salute».
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