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Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
Potrebbe concludersi con un nulla di fatto l'inchiesta relativa al processo “Acqua sporca”, al centro della quale vi è il bacino artificiale dell'Alaco, gestito da Sorical, posto sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia nel maggio del 2012 e ritenuto da molti la causa principale dell’inquinamento dell’acqua nel capoluogo, in molti Comuni del Vibonese e in alcuni del Catanzarese.
A seguito, infatti, di quattro rinvii dell'udienza preliminare, nella giornata di ieri sarebbe dovuto partire il processo ma a causa di un difetto nella notifica del decreto l'udienza è stata nuovamente rinviata al prossimo 23 maggio. La prescrizione, dunque, si avvicina: i reati contestati, infatti, sono riconducibili a fatti che sarebbero avvenuti tra il 2009 e il 2011 e, di conseguenza, saranno prescritti nel 2018.
Il rinvio a giudizio è stato disposto nei confronti di 16 persone: Sergio Abramo, ex presidente della Sorical e attuale sindaco di Catanzaro; Giuseppe Camo, presidente pro tempore del Cda Sorical; Maurizio Del Re, amministratore delegato Sorical; Sergio De Marco, direttore generale tecnico Sorical; Giulio Ricciuto, responsabile del compartimento area centro e degli impianti di potabilizzazione; Ernaldo Antonio Biondi, responsabile per la zona di Vibo; Vincenzo Pisani, addetto al servizio interno analisi di laboratorio e processi di trattamento delle acque; Massimiliano Fortuna; Pietro Lagadari (assistente ai lavori di manutenzione della Sorical); Domenico Lagadari (operaio generico della Sorical); Fabio Pisani, responsabile pro tempore dell'ufficio tecnico del Comune di Serra San Bruno; Roberto Camillen, responsabile pro tempore del settore manutentivo del comune di Serra; Francesco Catricalà, dirigente dell'unità operativa igiene, alimenti e nutrizione del distretto dell'Asp di Soverato; Fortunato Carnovale, dirigente dell'unità operativa igiene della nutrizione dell'Asp di Vibo; Rosanna Maida, dirigente del servizio Attività territoriale e prevenzione e promozione della salute del settore Area-Lea, Domenico Criniti, all'epoca dei fatti sindaco di Santa Caterina dello Ionio.
Gli imputati sono accusati a vario titolo di avvelenamento colposo di acque, omissione di atti d'ufficio, interruzione di un servizio di pubblica utilità e inadempimento di contratti di pubbliche forniture.
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